domenica 18 dicembre 2011

Giancarlo Rupolo espone al Teatro Verdi a Pordenone



INAUGURAZIONE
MERCOLEDI 21 DICEMBRE ORE 18.30

INTERVENGONO L’ASSESSORE REGIONALE ALLA CULTURA ELIO DE ANNA E IL DIRETTORE DEI MUSEI CIVICI DI PORDENONE GILBERTO GANZER

LA MOSTRA RIMANE APERTA DAL 21 DICEMBRE AL 25 GENNAIO
                                     INGRESSO LIBERO



L’ECCELLENZA DELLA FOTOGRAFIA FRIULANA SCEGLIE IL TEATRO VERDI DI PORDENONE PER LA MOSTRA CHE RIUNISCE 24 TRA I PIÙ NOTI ARTISTI DEL SETTORE.
Hanno scelto il Teatro Verdi di Pordenone i fotografi del Friuli Venezia Giulia - impegnati nel dinamico cenacolo artistico che riunisce in felice sinergia molte tra le più note personalità di questo settore delle arti contemporanee - che per il terzo anno consecutivo daranno vita alla mostra collettiva “Fotografare il tempo”. 
Il nuovo progetto espositivo chiude la trilogia dedicata ai “fondamentali” della fotografia (scatto, luce, tempo).
Valentina Brunello, Monika Bulaj, Guido Cecere, Walter Criscuoli, Massimo Crivellari, Sergio Culot, Ulderica Da Pozzo, Maurizio Frullani, Cesare Genuzio, Fabio Giacuzzo, Arnaldo Grundner, Daniele Indrigo, Lorella Klun, Roberto Kusterle, Luca Laureati, Pierpaolo Mittica, Mauro Paviotti, Adriano Perini, Fabio Rinaldi, Giancarlo Rupolo, Sergio Scabar, Mario Sillani Djerrahian, Enzo Tedeschi, Stefano Tubaro: sono loro i ventiquattro protagonisti della mostra, tra i migliori nomi della fotografia di ricerca, d’arte, reportage, studio accademico, documentazione storica, industriale ed urbanistica, editoria e pubblicità che hanno prestato la loro ispirazione al tema del Tempo.
“L’eccellenza della fotografia friulana riunita al Comunale – sottolinea il presidente della Associazione Teatro Giovanni Lessio - che si conferma contenitore prestigioso dei maggiori eventi culturali del territorio”.

Il Tempo. Eppure non c’è, tra questi autori, nessun “laudator temporis acti”, come diceva il poeta latino Orazio molti secoli fa. Non c’è rimpianto o dolore per il passato, non c’è “tempo” per la nostalgia di ciò che è stato. Anche se compaiono delle immagini dove il succedersi delle generazioni, di un “prima” e di un “dopo” ha ispirato gli autori, questo è più un tempo della memoria, del guardare indietro solo nella prospettiva di ciò che è qui ora e di ciò che verrà: i volti dei bambini diventano o si confondono con quelli degli adulti e dei vecchi, nel ciclo continuo della vita e del mondo di fuori.
Poi c’è un tempo della natura, fatto di silenzi e di pause: la lumaca, la neve e il disfacimento, la trasparenza dell’acqua, ma anche la luce immobile che suggerisce forse un caldo pomeriggio d’estate.
E c’è un tempo della fantasia, come quello di improbabili picchi montani o del gioco di finti luna-park di provincia, dell’eterno femminino, dell’ “umano, troppo umano”, del gusto per il “coup de théâtre” che non a caso chiude la sequenza, interrogandoci su cosa può esserci “oltre” questa strana visione che forse non legge il passato, ma ciò che deve ancora venire, muta sibilla di ciò che sarà, voltata l’ultima pagina.

Interessante è poi l’accostamento delle immagini scelto per il prezioso calendario, che come sempre accompagna l’esposizione, quest’anno realizzato grazie al contributo di ADO-Associazione Donatori Organi FVG – sezione provinciale di Pordenone, IL CENTRO – lingue straniere e informatica (Pordenone), Selekta Edizioni (Udine) e Grafiche Zanardi (Maniago).