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giovedì 28 agosto 2014
sabato 12 ottobre 2013
Immagini di un settembre ormai lontano
Il nostro amico Alberto Quintavalle ci manda dal Salento alcune belle foto che pubblichiamo con piacere.
Grazie Alberto, ci vediamo lunedì al Corso di Scrittura, e ci racconterai...

Per ingrandire cliccare sulle foto
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domenica 30 giugno 2013
giovedì 6 settembre 2012
L’estate sta finendo o … quasi
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| Forni di Sopra |
Fanno presagire un autunno già quasi alle porte, cui farà seguito un inverno lungo e buio. Sono stagioni che non fanno per me, freddolosa all’inverosimile e amante della luce fino a tarda ora. Sto stirando e ogni tanto guardo fuori dalla finestra gli alberi del giardino mossi dal vento e la pioggia che batte sui vetri, rabbiosa, quasi quanto lo sono io in questo pomeriggio in cui sono stata costretta ad accendere la luce anzitempo.
Rientrata a casa dopo tre settimane in montagna e una di mare mi trovo già a rimpiangere le vacanze, e le montagne di Piancavallo che riesco a intravedere dalla finestra della cucina, anche se avvolte in un leggera nebbiolina, mi fanno rimpiangere le mie montagne di Forni che si trovano appena al di là della Val Cimoliana e che, con un po’ di fantasia, immagino di avere di fronte.
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| Il monte Cridola |
Il tempo splendido di quest’estate me le ha fatte godere come raramente succede, visto che in montagna la pioggia è spesso quotidiana. Non serve neanche che io esca da casa, per assaporarle in tutta la loro bellezza.
Dalla finestra della mia camera da letto e dalla porta-finestra del soggiorno la vista spazia sul gruppo montagnoso dei Monfalconi, del Cridola e, in fondo, le Marmarole delle Dolomiti cadorine.
Al mattino presto, all’alba, i raggi del sole fanno risplendere le cime dolomitiche di una tenue luce rosata e al tramonto le incendiano di rosso vermiglio.
Al calar della sera si stagliano maestose in un cielo blu genziana, mentre la luna sale ad illuminare la Val di Suola con i suoi ghiaioni e il monte Cimacuta, che dall’alto dei suoi 2058 metri sovrasta l’abitato di Forni di Sopra.
I laghetti accanto al Tagliamento riflettono i raggi lunari e i pontili, così affollati durante il giorno, sembrano riposare protendendosi pigramente verso la sponda opposta.
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| I Monfalconi di Forni |
Dopo cena m’incanto sulla terrazza a guardare tutta questa bellezza, perché voglio riempirmene gli occhi e fissarla bene nella mia mente, visto che dovrà accompagnarmi per tutto il resto della stagione invernale.
Non è che d’inverno, con la neve, il paesaggio non sia altrettanto incantato, ma sempre per i miei ben noti motivi “freddolosi”, non riesco ad apprezzarne in pieno la magia.
Adoro il silenzio che mi avvolge; io, che normalmente preferisco la vita “confusionata”, più vicina al mio modo di essere, so anche apprezzare momenti di assoluto silenzio, quando i pensieri sono liberi di vagare oppure di essere lasciati decantare mentre la mente si riposa e si rilassa durante attimi di solitudine costruttiva.
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| Il monte Cimacuta |
Ecco, a questo sto pensando mentre ripongo il ferro da stiro ed un timido sole sta tentando di farsi strada tra le nuvole sfilacciate.
L’estate sta finendo e un anno se ne va, dice la canzone, speriamo che il prossimo mi trovi ancora incantata davanti alle mie montagne.
Lucia Accerboni
martedì 3 luglio 2012
Tema: ”Una gita che non dimenticherò mai”
(ovvero, dalla retorica dei titoli degli elaborati degli anni Sessanta ad oggi)
Primo luglio 2012, domenica infuocata.
C'è un appuntamento accattivante: il gruppo di lavoro del Laboratorio di Scrittura dell'Ute deve salire la montagna di Aviano per recarsi nell'oasi floro-faunistica di Giorgio Gislon , alunno brillante e attivo che da tempo ha organizzato questo pranzo immerso nella natura.
Arriva il padrone di casa a prendermi in Toyota, e con me le numerose vivande che ciascuno di noi offre a Loretta, ottima padrona di casa e moglie di Giorgio.
In questo luogo splendido si trovano alberi secolari, spianate verdi, anfratti bui, trionfi della natura. Di notte, cerbiatti e cinghiali e, forse, fate e gnomi. Qui Giorgio si reca ogni mattina (non senza fatica), e piantuma, da anni, alberi di ogni genere. E' un hobby certamente, ma forse è anche la sua catarsi.
Probabilmente qui esprime se stesso e parla col mondo silenzioso che lo circonda.
Paolo, Valeria, Lucia, Luigino, Maria, Annamaria, Vittorio, Vanda, Paola, Marta, Loretta e Giorgio si ritrovano adesso tutti assieme sotto la grande tenda araba avvinghiata agli alberi.
Flavio è al fuoco. Eroico.
Flavio è al fuoco. Eroico.
Fa molto caldo, ed io ho l'impudenza di esprimermi subito incautamente dichiarando che la temperatura troppo alta uccide la fame e che la pastasciutta, considerato tutto quello che deve uscire dalle sporte, è sicuramente inutile. Gli uomini dimostrano contrarietà immediata, e dunque via per il piatto forte italiano. E' un pullulare di “ma quanta roba”, “io non ho fame”, “è presto, non sono abituata a mangiare alle 11,30” e così via... Appaiono però sui tavoli frittatine di vario tipo e pane fatto in casa. Si sente un “taglia!”, e le frittatine spariscono col pane casereccio in breve tempo. Beh, in fondo, che è un pezzetto di frittata, e poi il pane bisognerà pur valutarlo. Giorgio si accorge delle bocche piene e apre subito un bel vino rosso. Via, che c'entra il caldo col vino, non si potrà mica pranzare a base di acqua, the o coca cola, vero?
E giù. Che bello.
Si comincia così prima del previsto, a ruota libera. Arriva la pasta, e non è neppure mezzogiorno. Flavio è vicino alla griglia, capisce, e si dà subito da fare. In breve appaiono le buone, ottime cose alle quali neanche gli inappetenti di cui sopra sanno dire di no. Barbara, figlia di Giorgio e Loretta, arriva, come naturale, per l'ora di pranzo, alle 12, 30, e rischia di non trovare più nulla. In fondo, dobbiamo proprio dirlo: la grigliata mista era sublime, poi chi c'è, c'è, la fame è una gran brutta cosa…
Si parla di vacanze fatte e da fare. Il gruppo è sempre più unito, anche affettivamente. Che bella cosa è stata costruita! Pensiamo alla prossima pizza al fresco, ad una vacanza assieme in aereo in quel di Puglia, terra natale di Vittorio, alla gita a Trieste e al desiderio di Lucia, triestina di nascita e conoscitrice della città, di portarmi allo storico caffè Tommaseo, frequentato da Joyce, per respirarne l'aria. E Svevo, Italo Svevo dimenticato, bistrattato, genio non compreso, dov'è?
Ma non sarà che siamo tutti un po' matti con queste nostre ispirazioni letterarie?
Ma non sarà che siamo tutti un po' matti con queste nostre ispirazioni letterarie?
Si continua a pranzare fra una battuta e l'altra, cordialmente: verdure degli orti, formaggi freschi e stagionati che neppure d'inverno con la polenta... ma basta assaggiare, magari riassaggiare, spariti. Che bello vedere gli anoressici mangiare. Già, faceva caldo, ma erano pensieri pre-pranzo, subito dimenticati. Mi consolo pensando che solo gli imbecilli non cambiano idea, così mi sento molto intelligente.
I capogruppo ,ovvero la sottoscritta, non resiste alla tentazione di parlare ai suoi discepoli. Ringraziamenti, consigli per la lettura durante le vacanze. Serietà. Poi tutto scade, come dice Paolo, che però ci “sguazza”, per una involontaria battutaccia sugli uomini fatta da me. Risate generose e sentite. Si prosegue sul tema. Paolo se la gode ma vorrebbe sempre approfondire: oggi non è però il caso di fare filosofie, è festa ed è caldo.
Ciascuno riprende le proprie sportine vuote. Le camminatrici si infilano velocemente fra i prati, Giorgio e Paolo fanno la spola per portarci al piano.
Festa finita? No, solo cominciata.
Il luogo ci attende in autunno, a scuola appena iniziata, coi nostri cesti pieni di vivande e di ricordi, di poesia e di voglia di conoscere, di stare assieme ancora un anno.
Quant'è bella giovinezza! Marta Roghi
Nota: per un inconveniente tecnico abbiamo potuto pubblicare solo alcune foto, appena recuperate le altre le inseriremo nel post.
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